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TESTUDINI

I TESTUDINI (Famiglia testudinae)

Tartarughe terrestri, con corporatura massiccia, carapace molto convesso, arti colonnari; capo e arti retraibili entro la corazza. Tutte le regioni calde del globo albergano le testuggini terricole propriamente dette: esse abitano le località boscose o brulle, le steppe e i deserti. Amanti del caldo come tutti i rettili, nelle zone temperate compaiono all’aperto solo nei mesi più caldi, e trascorrono la stagione fredda in buche sotterranee, immerse in un letargo profondo. lo stesso fanno nei Paesi equatoriali durante la stagione equatoriale.

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I TESTUDINI comprendono le specie più pigre e indifferenti di tutta la classe a cui appartengono. Ogni loro movimento è pesante ed impacciato. Se vengono gettate in acqua, o vi cadono per caso, vanno a fondo come sassi, vi strisciano lentamente, e dopo qualche tempo compaiono sulla riva opposta senza aver subito alcun danno. Stentano invece molto a rivoltarsi quando un nemico o un altro individuo della loro specie le rovescia sul dorso, a meno che non riescano ad afferrare con la bocca un fuscello o un ramo, su cui fanno forza ritirando il collo nella corazza. Nell’arrampicarsi si mostrano abbastanza abili, il che è alquanto singolare, date le loro scarse attitudini locomotorie.

Non hanno voce: irritate, emettono un soffio sonoro, ma non è un vero e proprio suono. Il cervello, pochissimo sviluppato, pare destinato al solo uso dei sensi, benché talvolta queste testuggini si mostrino riflessive e attente, almeno fino ad un certo punto. Sanno giudicare le distanze, calibrare le loro mosse, e al cospetto di qualche nemico ritirano gli arti sotto la corazza, obbligando prima o poi l’aggressore a rinunciare.
I maschi lottano accanitamente e a lungo e a lungo per il possesso delle femmine, e si accompagnano per vari giorni alla femmina prescelta, però soltanto durante il periodo amoroso, trascorso il quale riprendono la loro vita solitaria.
Il cibo di queste testuggini consiste principalmente di sostanze vegetali, quali erbaggi, foglioline, germogli e frutta, che recidono con i margini affilati delle mascelle. Sembra che mangino anche lombrichi e chiocciole.
Non osano aggredire animali di una certa mole. Bevono di rado ma ogni volta abbondantemente. 
Le uova, tondeggianti e rivestite di un guscio molle, vengono sepolte nel terreno e nascoste sotto un cumulo di foglie predisposto dall’animale stesso. I piccoli sgusciano dopo alcuni mesi, e acquisiscono subito le abitudini degli adulti.

I testudinidi non sono particolarmente utili all’uomo. Le loro corazze vengono impiegate con utensili da varie popolazione indigene. Hanno carne commestibile quanto quella delle specie fluviali e marine, ma l’uomo non se ne dimostra ghiotto. Tiene però spesso questi animali in schiavitù nelle abitazioni e nei giardini. Taluni individui vissero settanta, cento e, pare, perfino centocinquanta anni in cattività.

La famiglia dei testudinidi comprende per tanto tartarughe caratterizzate da:

  • Carapace molto convesso, il più sovente bombato;
  • Arti colonnari, ricoperti di dure squame;
  • Capo ed arti suscettibili di essere retratti entro la corazza;
  • Forme nel complesso assai massicce, atte alla vita sul terreno.

La famiglia, diffusa praticamente in quasi tutto il mondo, ad eccezione dell’Australia e dei sistemi insulari ad essa collegati, comprende sei generi e trentasette specie.

Le testuggini (in questo senso specifico) sono adatte a camminare sul terreno grazie alle zampe colonnari, in cui le falangi delle dita mediane sono ridotte a due. 
Nelle relazioni di Malcolm Smith riguardanti le tartarughe acquatiche dell'Asia sud-orientale, la denominazione che ricorre più spesso è quella di "tortoises" (testuggini), termine che dovrebbe essere riservato esclusivamente per le forme terrestri a zampe cilindriche e a corazza convessa, che entrano in acqua solo per bere o bagnarsi. D'altro canto, ora nella lingua inglese la parola "turtle" (tartaruga) è usata per qualsiasi membro del gruppo e non soltanto per le forme marine con le zampe a paletta. In italiano, come già si è fatto notare, i termini di testuggine e tartaruga sono ormai usati senza distinzione per tutti i Testudinati.

Si contano circa quaranta specie diverse, assegnate a sette generi, di tartarughe terrestri a cui spetterebbe propriamente il nome di testuggini terrestri o anche soltanto testuggini. Il genere Gopherus comprende tre specie, una delle quali, detta tartaruga del deserto, vive negli Stati Uniti del Sud e nel vicino Messico. Un altro genere, Pyxis, è limitato al Madagascar. Testudo, che comprende le gigantesche forme insulari delle isole Galapagos e delle isole dell'Oceano Indiano (Testudo gigantea), si trova anche nell'America del Sud (Testudo denticulata), nell'Asia meridionale (Testudo elegans), in Africa e nel Madagascar. I rimanenti generi GeniochersusHomopusMalacochersus e Kinixys sono esclusivamente africani

Cominceremo dalle forme del genere principale Testudo. Parecchie specie di piccole dimensioni, che vivono nell'Europa meridionale e nell'Africa del Nord, sono tenute come animaletti domestici in tutta l'Europa e nelle Isole Britanniche, e spesso si abituano a vivere nei giardini cintati in uno stato di relativa libertà. Una di queste è la comune testuggine greca; un'altra è la testuggine di Hermann, che vive sia nel sud-est sia nel sud-ovest dell'Europa; un'altra ancora è la testuggine marginata, che s'incontra in tutte le terre circummediterranee. Queste tre Testudo vivono in Italia: la Testudo graeca si trova soltanto allo stato domestico, e non come forma autoctona; la si incontra in Sardegna, e la Testudo hermanni in Sicilia, Sardegna e qua e là nella Penisola.

Questi animali sono diventati l'emblema della lentezza, della perseveranza (come nella favola di Esopo della lepre e della tartaruga) e della longevità. La piccola testuggine comune può vivere fino ad una età così avanzata come quella per cui vanno famose le forme insulari giganti. Il maggiore Flower, che ha fatto speciali ricerche sui massimi di longevità della comune tartaruga greca, riferisce due casi: uno riguardante un esemplare che fu tenuto dall'Arcivescovo Laud in un giardino di Lambeth Palace, ed uno dal Vescovo di Pietroburgo. In entrambi i casi però le testimonianze di cui si è potuto disporre risultano contraddittorie. Per quanto concerne la testuggine dell'Arcivescovo Laud, il più antico documento è un vecchio cartello attaccato con un legaccio ad un carapace conservato in Lambeth Palace. Quantunque ormai quasi illeggibile, è ancora possibile decifrarlo. Vi sta scritto: "Corazza di una tartaruga che fu messa nel giardino di Lambeth dall'Arcivescovo Laud nell'anno 1633 e quivi rimase fino al 1753, quando sfortunatamente morì per la negligenza di un guardiano". Ma una seconda etichetta porta scritto che la tartaruga morì nel 1730 (all'età di centosette anni). Causa della sua morte fu il gelo perché "un giardiniere... per una stupida scommessa, la tolse dal suo rifugio invernale e non si curò poi di rimettervela". Si dice comunemente che la testuggine di Pietroburgo abbia vissuto per duecentoventi anni. Anche qui i dati sono contraddittori e insufficienti; essi si riferiscono ad un esemplare bene imbalsamato, conservato in una custodia di vetro nell'ingresso del palazzo episcopale. Tutto considerato la tartaruga visse almeno dal 1757 al 1819 (62 anni); ma non si può escludere che possa aver vissuto dal 1747 al 1839 (92 anni). L'esemplare ivi conservato è quello di una Testudo graeca di notevoli dimensioni, la cui corazza in linea retta misura venticinque centimetri.

Le popolazioni di testuggini giganti che abitano ancora nelle isole Galapagos sono molto ridotte di numero. Le dieci forme (e forse anche più) si trovano una per ogni isola, oppure vivono confinate sull'uno o sull'altro dei contigui vulcani della maggiore isola Abemarle, la quale, a quanto sembra, risultò dal confluire delle colate laviche dei crateri dei cinque vulcani che la compongono. Nel XVII secolo, quando le isole furono scoperte per la prima volta, le testuggini erano innumerevoli. Si narra che le pendici dei grandi vulcani nereggiassero di questi animali. Parlando di questa isola nel suo New Voyage around the World (1617), William Dampier afferma che "le tartarughe terrestri sono talmente numerose che cinque o seicento uomini potrebbero vivere a loro spese per parecchi mesi senza avere altre provviste. Sono talmente enormi e grasse, e cosi delicate, che nessun pollastrino potrebbe essere piú gradevole". Charles Darwin trascorse in quell'isola circa cinque settimane nel 1835 durante il viaggio del Beagle. Le osservazioni che poté fare sugli uccelli e sui rettili ebbero importanza decisiva per le sue considerazioni intorno alla "origine delle specie", poiché alle Galapagos egli costatò che le specie si erano evolute in ogni isola, conformemente alle diverse condizioni di vita di ciascuna di esse. A grado a grado si è costatato che in ognuna vive una forma differente di testuggine. Fu però molto difficile accordarsi sul nome di queste forme e i piú recenti autori le hanno riunite nell'unica specie Testudo elephantopus, considerando le dieci forme insulari come "sottospecie". Altri studiosi, invece, ritengono che le popolazioni dell'isola Albemarle rappresentino cinque forme distinte (e forse anche sei) e, dando maggior peso alle differenze che si riscontrano tra le varie forme, le considerano tutte alla stregua di "specie". Ma, tanto secondo l'una quanto secondo l'altra classificazione, le testuggini rimangono le stesse.

testudo2Le testuggini dell'isola Indefatigable hanno, tra le forme delle Galapagos, la corazza piú larga e raggiungono le maggiori dimensioni. Due di queste, ciascuna delle quali pesava oltre 13 chili quando, nel 1929, furono portate nello Zoo di Brookfield presso Chicago, nel 1955 avevano raggiunto il peso di quasi 181 chili.
Una pagina nera nella storia delle distruzioni arrecate dagli uomini alla vita degli animali selvatici è stata scritta con il quasi totale sterminio delle testuggini giganti delle isole Galapagos. Charles Darwin visitò l'arcipelago al tempo in cui la caccia alla balena nel Pacifico orientale era arrivata al suo apogeo: interrotta dalla guerra civile americana, declinò poi con l'affermarsi dell'industria petrolifera. Le baleniere erano battelli a vela che rimanevano lontani dai porti di imbarco per tre ed anche per quattro anni; in tali viaggi era della massima importanza avere carne fresca per mantenere l'equipaggio in salute e portare l'impresa a buon fine. Le enormi testuggini erano saporite e avevano il vantaggio non trascurabile di poter esser tenute vive per mesi e mesi nella stiva della nave. Così, per avere questo rifornimento di carne, si caricava a bordo un gran numero di tali animali prelevati nelle isole. Il naturalista dott. Charles Haskinks Townsend, esaminando i libri di bordo di vecchie baleniere, vi trovò certe registrazioni che facevano ammontare a piú di diecimila le grosse "Turpin" catturate sulle isole dai balenieri in 189 sbarchi, fra il 1831 ed il 1868. È ovvio che questo numero di diecimila vittime rappresenta solo una minima parte degli esemplari catturati in quei cento anni e piú, durante i quali la caccia alle balene si svolse nelle acque ad occidente dell'America del Sud.