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PELOMEDUSIDI

Tartarughe d'acqua dolce,incapaci di ritrarre completamente il collo entro la corazza per cui la inclinano si lato.
La famiglia dei pelomedusidi, affine a quella dei chelidi comprende tartarughe caratterizzate da :

  • incapacità di ritrarre completamente il collo nella corazza: il collo rientra dapprima per un certo tratto entro il carapace, indi assieme alla testa si ripiega su di un lato;
  • vita in acqua dolce.

Questo ordine è diffuso in Africa, Madagascar e America Meridionale

pelomeduside

Il sistema di celare la testa sotto il margine anteriore del carapace, piegando il collo da un lato, è in netto contrasto col metodo usato dalle tartarughe criptodire che piegano il collo in un piano verticale per retrarre la testa sotto lo scudo. Sotto molti aspetti è un sistema più primitivo ed assai meno efficiente; comunque le tartarughe pelomedusidi che piegano il collo da un lato, primitive o no, non sono in alcun modo antenate delle Criptodire. E' da notare che ambedue le famiglie delle tartarughe che piegano il collo da un lato, Pelomedusidae e Chelidae, si trovano solo nei continenti meridionali: America del Sud, Africa ed Australia. Le vertebre sono munite di processi laterali che servono all'inserzione dei muscoli che fanno piegare lateralmente il collo. Benché la flessione laterale del collo sia, rispetto alla flessione in un piano verticale usata dalle Criptodire, un modo assai meno efficace per ritirare la testa entro il carapace, la prima famiglia delle tartarughe a flessione laterale riesce a nascondere bene il capo sotto la corazza. Si contano tre tipi: di questi, le Pelomeduse africane (adoperando il nome generico Pelomedusa come nome comune) danno il nome alla famiglia; le tartarughe-scatola africane, Pelusios, quasi altrettanto largamente diffuse, sono esclusive dell'Africa; il terzo tipo, le Podocnemis o tartarughe dei fiumi, dell'America del Sud e del Madagascar, raggiungono grandi dimensioni. Quelle dell'America del Sud sono di notevole importanza nell'economia delle tribù indiane delle regioni dell'Amazzonia e dell'Orinoco.

La Pelomedusa subrufa è una piccola tartaruga il cui carapace raramente supera la lunghezza di 30 centimetri ed è diffusa in tutta l'Africa a sud del Sahara, ovunque si trovi acqua. Se ne conoscono numerose sottospecie. Questi animali sono di colore grigio sporco ed hanno qualche somiglianza con le Clemmys finché non si osservi che il collo è ripiegato lateralmente. Benché siano soprattutto acquatiche, esse vagano spesso anche sul terreno, il che aiuta a spiegare la loro larga distribuzione. Sono di preferenza carnivore, ma si nutrono anche di qualche vegetale. Durante la siccità nell'Africa del Sud, quando le pozzanghere sono completamente inaridite, esse estivano, vale a dire dormono, nel fango che si è depositato sul fondo degli stagni durante la stagione delle piogge.

Il secondo genere africano dei Pelomedusidi, Pelusios, comprende parecchie specie distinte. Queste tartarughe hanno il lembo anteriore del piastrone articolato sulla parte solida della corazza, cosicché l'apertura anteriore può essere chiusa ermeticamente. Questo è un notevole sviluppo del sistema di chiusura a cerniera del guscio, somigliante in modo stupefacente a quello delle Emys (Emys orbicularis ), delle Terrapene e delle vere Sternotherus dell'America del Nord. Tutte queste sono abitatrici di fiumi e di laghi e quanto alle abitudini non differiscono in modo notevole dalle altre specie di tartarughe.

Il quartier generale del genere Podocnemis è situato nella parte tropicale dell'America del Sud e comprende non meno di sette specie nei bacini del Rio Magdalena, del Rio delle Amazzoni e dell'Orinoco, nonché nella Guyana e nel Brasile settentrionale. Non esistono in Africa, ma una si trova nel Madagascar. Si può pensare che questa notevole distribuzione abbia avuto origine dalla larga dispersione delle forme marine ancestrali attraverso mari costieri poco profondi. In ogni modo, forme fossili affini alla Podocnemis furono trovate in Europa e in Africa nei depositi dell'Eocene e nell'America del Nord nel Cretaceo. E' lecito supporre che queste forme marine risalissero i fiumi e che in seguito le grandi famiglie attuali delle tartarughe marine abbiano ripreso il loro habitat marino, lasciando gli attuali superstiti del gruppo Podocnemis come forme esclusivamente d'acqua dolce. Quello che non si riesce a spiegare è la loro estinzione nelle acque dolci dell'Africa. La Podocnemis expansa è la più grande di queste tartarughe fluviali dell'America del Sud ed il suo carapace misura 70 centimetri di lunghezza. Esse si riuniscono in gran numero sulle relativamente poche isole che si trovano in mezzo ai fiumi Orinoco ed Amazzoni per deporvi le uova.

Da tempo immemorabile gli Indiani di queste regioni hanno trovato nelle uova delle tartarughe la parte più cospicua del loro rifornimento alimentare. La loro raccolta e la preparazione dell'olio di uova di tartaruga ha rappresentato fin dal 1860 un'attività assai bene organizzata. A quel tempo il Governo locale vigilava affinché la raccolta delle uova avesse inizio solo quando tutte le femmine delle tartarughe si erano allontanate dalle isole sabbiose. Questi animali, che venivano a riva in numero tale da rendere nera la sabbia, si arrampicavano verso il centro di ogni isola, ad un'altitudine di sei o sette metri sul livello del fiume. Questa elevazione proteggeva le uova dall'acqua, anche nel caso di un'eventuale piena. Da ultimo gli Indiani formavano un gran cerchio attorno ad ogni posto di deposizione e ad un segnale prestabilito aveva inizio la raccolta. Bates opina che venissero raccolti annualmente quarantotto milioni di uova. Non solo, ma gli Indiani uccidevano innumerevoli tartarughe adulte nel fiume, intorno ai luoghi ove avevano deposto le uova ed infine catturavano e mangiavano un numero stragrande di neonati, quando uscivano dalle uova che per caso non erano state raccolte prima.